David Bollier su CO-Mantova e la governance collaborativa

Lo scrittore e attivista americano David Bollier ha pubblicato qualche giorno fa un articolo sul suo blog, punto di riferimento internazionale per il dibattito sui commons, in cui parla anche di CO-Mantova. Bollier da tempo è attento al fenomeno che si sta sviluppando in Italia della governance dei beni comuni e della città intesa come bene comune e di cui LabGov, una delle anime di CO-Mantova, è secondo lo stesso Bollier, un pioniere.

L’articolo spiega come l’obiettivo di CO-Mantova è quello di costruire una piattaforma – fisica, digitale e istituzionale – basata sul peer to peer e che ha come obiettivo quello di sviluppare progetti per Fare insieme (co-produzione),Vivere insieme (servizi collaborativi) e Crescere insieme (co-ventures). Come affermato dal prof. Christian Iaione, direttore scientifico del progetto, in una recente intervista apparsa su Shareable, stiamo assistendo all’avvento di una nuova classe sociale, quella dei creativi, degli innovatori sociali, makers, designers, ecc. Questa nuova classe sociale ha bisogno di nuove politiche che adottino l’approccio della governance collaborativa dei beni comuni, per sostenere e creare un terreno fertile per lo sviluppo dei propri talenti ed energie. Per questo è necessario pensare alla città come una piattaforma aperta e gestirla come un collaborative commons, tramite una governance policentrica dove le 5 anime della governance (innovatori sociali, istituzioni, imprese, società civile organizzata e istituzioni cognitive) possano collaborare per trovare soluzioni innovative per la gestione della città. In sintesi è necessario creare la CO-città, di cui CO-Mantova ne rappresenta il prototipo e modello di riferimento. Il framework teorico alla base di questa idea è contenuto in uno scritto dello stesso Iaione sull’imprenditorialità pubblica locale. Infine Bollier nel suo articolo fa anche riferimento al Patto di collaborazione territoriale elaborato da CO-Mantova e disponibile sul sito.

Per leggere l’intero articolo è possibile trovarlo qui.

Alessandra Feola

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